Concerto per l’Ucraina a New York. Parla la musica!

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Elena Perazzini

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Il concerto per l’Ucraina li presenta senza bisogno di parole.

Da quando la guerra in Ucraina è scoppiata, a New York sono scaturite iniziative di tutti i generi a sostegno degli ucraini, tra cui un concerto per l’Ucraina che si è svolto il 29 marzo al Carnegie Hall.

Nel backstage, poche ore prima di un concerto straordinario, ho avuto il privilegio di conoscere due musicisti di fama mondiale nella loro veste più umile, più triste, più fiera e allo stesso tempo più speranzosa che potessi immaginare. Il prodigio del flauto Denis Savalyev, dopo averlo sentito per telefono, l’ho incontrato appena arrivato a Penn Station da Baltimora. È una giornata gelida, in barba alla primavera, Denis indossa uno spolverino e ha con sé solo la custodia cubica del flauto, che maneggia con molta premura, oltre a un piccolo zaino. Alto, snello, il passo elegante, avevo capito dalla nostra breve conversazione che era un ragazzo raffinato. Denis è originario di Lviv, una delle città più occidentali del Paese. I suoi genitori e i nonni vivono tutti in Ucraina, mi dice mentre affrettiamo il passo, le due sorelle più giovani, invece, si sono trasferite negli Stati Uniti grazie al suo aiuto. Gli sembra ancora surreale che ci sia la guerra, ma la preoccupazione per la sua famiglia cresce di ora in ora.

Denis Savalyev-flautista-concerto Ucraina

Denis Savalyev.

La pianista Irena Portenko, originaria di Kyiv, ha suonato nei migliori teatri del mondo ed è stata lei, in meno di due settimane, a organizzare questo concerto. L’ha fatto nelle notti insonni, con un nodo alla gola, asciugandosi le lacrime, cercando di seguire il destino della famiglia in Ucraina, discutendo col padre, un matematico che non vuole lasciare la propria casa e che deciderà di lasciare andare la madre, in gravi condizioni mediche, che ha trovato la possibilità di fuggire. Irena ha  sorprendentemente fissato, in pochi giorni, date per diversi concerti per l’Ucraina, e questa è forse l’unica cosa che la fa sentire utile e viva.

Denis e Irena non hanno mai suonato insieme e hanno solo due ore di tempo per provare, prima dell’inizio del concerto. Dopo una trafila macchinosa di permessi, riesco a salire al quarto piano e dal backstage di una delle sale del Carnegie Hall vengo ammessa alle prove generali. Denis e Irena si salutano in modo familiare, si scambiano informazioni tecniche sui pezzi che suoneranno, ma dopo qualche minuto, mi rendo conto che non solo non hanno mai suonato insieme, ma non si sono nemmeno mai parlati. Hanno solo scambiato messaggi e si stanno conoscendo ora, per la prima volta, comunicando attraverso la musica, attraverso il desiderio di agire per il loro Paese. Sono due professionisti, due geni, ai miei occhi. Provano come se l’avessero già fatto mille volte. Ognuno di loro si è preparato studiando l’altro online.

Concerto per l'Ucraina-New York-

Denis Savalyev e Irena Portenko sul palco del Carnegie Hall

 Il concerto per l’Ucraina è sopravvivenza.

La voglia di eseguire questo concerto è per entrambi più forte di qualsiasi titubanza, anzi, è ciò che gli da la forza di andare avanti, di combattere la tristezza, la paura, il dolore profondo.

Nel backstage, l’addetto all’ordine della sala è un signore discreto, dal passo felpato, che si incarica di sistemare la bandiera dell’Ucraina vicino a quella americana e a fare di tutto per trovarle un piccolo piedistallo, perché la bandiera gialla e turchese non tocchi il pavimento. “Non sarebbe dignitoso,” mi dice mentre gira in platea osservando il palco, “questa gente è piena di orgoglio e dignità, e dobbiamo rappresentarli.” Alle 20:00 la Weil Recital Hall del Carnegie Hall è gremita da un pubblico informale e insolito, per un concerto di musica classica. Anche il coro ucraino Dumka è al completo.  Trenta persone che all’ultimo momento hanno dovuto eseguire gli accertamenti necessari per essere ammessi in teatro e non sono riusciti a fare prove generali. Per l’occasione, Irena ha scelto le ultime tre sonate composte da Beethoven. Indossa un vestito blu con trasparenze eleganti, che ondeggia lungo le sue braccia armoniose, e apre il concerto raccontando un dialogo avvenuto tra Beethoven e il filosofo Schopenhauer.

Concerto per l'Ucraina-New York

Irena Portenko, pianista.

“Beethoven compose queste sonate quando era già sordo” comincia Irena, “quando non aveva più la possibilità di riascoltare la sua musica. E quando gli venne chiesto da Schopenhauer come mai avesse composto le ultime sonate in soli due movimenti anziché quattro, Beethoven rispose che era di fretta, perché doveva comporre la sua grande sinfonia. E si riferiva alla Sinfonia n.9” Irena ha un tono solenne ma colmo di entusiasmo. La platea è in silenzio, il fiato sospeso. Irena allora confessa di esser sempre stata colpita dalla resilienza di Beethoven che ha continuato a comporre musica nonostante la sua condizione. Beethoven, sordo e anziano, non pensa nemmeno per un momento di smettere, di rinunciare alla sua passione, cioè alla sua vita – perché la musica era la sua vita – e continua a comporre senza sosta, per non tradire il proprio talento, per lasciare al mondo la sua arte, per essere ricordato, motivato dalle stesse misteriose ragioni che spingono ogni artista a creare. Ma con l’aggiunta della più grande menomazione che possa attaccare un compositore: la sordità.

La resilienza di Beethoven è quella del popolo ucraino.

“La stessa resilienza di Beethoven è la resilienza che oggi il popolo ucraino sta dimostrando al mondo. È quella che vediamo nel popolo ucraino per difendere la propria libertà e la propria identità” dice Irena. “Tra gli uomini, donne e giovanissimi ucraini che oggi sono al fronte ci sono anche musicisti, e proprio come Beethoven, questi uomini, donne e giovani non hanno pensato nemmeno per un minuto di rinunciare a combattere per il proprio Paese. Stanno difendendo ogni centimetro del loro territorio. La libertà ha un pezzo molto alto. Perfino la libertà di una persona ha un prezzo alto, figuriamoci quella di un popolo, di un territorio.” Scroscia un applauso, mentre scende anche qualche lacrima. Il flautista Denis Savalyev si esibisce fiero e emozionato nella Spanish Dance e nel brano Melody del compositore contemporaneo Myroslav Skoryk. Fuori programma, aggiunge l’Ave Maria che commuove l’intero pubblico tanto quanto l’esibizione del coro quando accenna le prime note dell’inno nazionale ucraino.

Denis Savalyev ripartirà il mattino successivo, è impegnato non-stop in una serie di fitti concerti nelle prossima tre settimane. Io osservo come, subito dopo le prime manifestazioni di protesta avvenute a Times Square contro l’invasione russa in Ucraina, molti giovani si sono mobilitati con sorprendente spirito umanitario per sostenere a distanza il loro Paese. “New York e le città dei dintorni mi hanno commosso”, mi dice Denis, “non mi aspettavo tanta attiva partecipazione. Ho ritrovato il dono della speranza che caratterizza noi ucraini. Se c’è una cosa che la mia gente ha nel DNA è la capacità di non perdere mai la speranza.

Il popolo ucraino si è sempre rialzato

Denis mi ricorda che l’Ucraina è stata invasa e devastata molte volte, ma gli ucraini si sono sempre rialzati e hanno ricostruito il loro Paese. Anche questa volta sanno che ce la faranno!” Mi dice Denis senza riuscire a sorridere, ma con gli occhi pieni di speranza.

Denis Savalyev-Carnegie hall-New York

I due musicisti alla fine del concerto del 29 marzo, 2022

I ringraziamenti per la realizzazione dei concerti vanno a: Razom for Ukraine, United Help Ukraine, Montium Group e ai co-organizzatori Zachary Hoffman and Elizabeth Buckalew.

Irena Portenko sostiene i musicisti ucraini che sono in trincea, molti dei quali, mi spiega, di notte praticano sul proprio strumento attraverso un GoFundMe che ha aperto insieme a Tara Framer. 

Se siete in viaggio a New York

potete sostenere l’Ucraina nei modi seguenti:

  • Seguite razom.for.ukraine
  • Sostenete i seguenti ristoranti:
  • East Village: Veselka, National Home Ukrainian Restaurant e Streecha
  • Brighton Beach, Brooklyn: Golden Leo e Randell
  • Ridgewood: Varenyk House.
  • Potete aiutare il giornalismo che fa reportage dall’Ucraina donando direttamente a The Kyiv Independent, un giornale basato in Ucraina in lingua inglese. Puoi donare sul suo Patreon e sulla loro pagina GoFundMe. In questo modo i giornalisti possono trovare il modo di trasferirsi e istituire uffici altrove per continuare il loro lavoro nelle nazioni circostanti.
Guarda l’intervista video a Denis Savalyev e Irena Portenko

 

 

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Elena Perazzini

Elena Perazzini

Autore

Elena Perazzini è nata a Rimini e vive a Manhattan, dal 1997. Laureata a Bologna con una tesi in criminologia nel 1999 è stata assistente di Oriana Fallaci a New York presso Rizzoli e producer per Rai International. ..

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