L’ultimo viaggio a New York, un ritorno tortuoso. Parte 1. La partenza

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3 Apr, 2022

Parliamo di viaggi.

Parliamo di un viaggio a New York, uno dei tanti. Fino a poco tempo fa, era emozionante parlare di viaggi. Ma dopo che le cose sono cambiate con la pandemia, i racconti di viaggio sono diventati dei thriller. Qui voglio condividere l’avventura tragicomica che mi è accaduta durante il mio ultimo ritorno negli Stati Uniti, il mio ennesimo viaggio a New York. Preferisco definirla così, questa mia esperienza, visto che è ancora in corso, e che il mio ottimismo mi dice che avrà un lieto fine.

Aeroporto di New York.

Mi trovo inerme, davanti a un ufficiale dell’immigrazione che mi informa che potrei anche essere arrestata. E mentre il cuore pulsa in gola impedendomi di parlare, mi rendo conto che potrei rovinare tutto solo per una risposta sbagliata. Tutti i miei anni fatti di domande-incubo tipo come andare a vivere in America, come ottenere i documenti per usa, i documenti per lavorare in America, le battaglie per i visti. Ma non perché voglio vivere in America tutta la vita! dicevo. Invece, dopo oltre vent’anni sono ancora qui a supplicare di farmi entrare, in America.

Ma per capire lo stato emotivo-psicologico di quel momento, bisogna tornare a qualche settimana prima, dove il racconto comincia, cioè a Rimini nel settembre 2021.

Mi trovo nella stessa situazione dello scorso anno. L’incubo del viaggio di ritorno negli Stati Uniti. Davanti a me, il verde sfavillante del parco, l’acqua del canale, il tramonto ramato. Dentro di me, nebbia e turbolenze, che non dovevano ripresentarsi anche quest’anno.

Cosa serve per viaggiare in America?

Da quando è scoppiata la pandemia, ha funzionato più o meno così. Tutto dipende dal tuo stato di immigrazione. Se sei americano o detieni la Green Card americana, puoi viaggiare ovunque tu voglia e rientrare negli Stati Uniti liberamente. E giustamente. Se detieni un visto di lavoro, come il mio, come quello di mio marito, e come quello di migliaia di lavoratori stranieri negli Stati Uniti, devi trascorrere 14 giorni in un Paese indicato nella lista della proclamazione di Panettone, ovvero Trump. La mia richiesta di ottenere la Green Card è stata approvata ben due anni fa, ma la pandemia ha rallentato tutto. Ora manca solo un tassello: il colloquio al consolato americano di Napoli che speravo sarebbe arrivato durante questo soggiorno in Italia. E ora il tempo è scaduto. È ora di rientrare in America.

Niente Green Card, nuove regole di viaggio.

Quindi rientro in America con scalo di 14 giorni. “Quasi come i viaggi con le Caravelle!” Mi dice Cristiano, mio nipote, quando cerco di spiegargli perché devo partire così tanto tempo prima. E continua “Ma perché torni in America? Non ti piace stare qui? Perché non resti? Tutti quelli che ti vogliono bene sono qui!” Colpo al cuore. In questo anno e mezzo di pandemia la vita per chi possedeva solo un visto di lavoro in America, non è stata facile. Con i consolati americani chiusi, migliaia di residenti e lavoratori stranieri come me sono rimasti fuori dagli Stati Uniti, perdendo il posto di lavoro o dovendo lavorato da remoto con sei, otto, nove ore di fuso orario. Spesso hanno dovuto abbandonare la casa in cui vivevano. Spesso hanno anche perso tutto ciò che c’era dentro alla loro casa, se non hanno avuto il privilegio di trovare amici disponibili a svuotarla e a prendersi cura delle loro cose sistemandole nei famosi mini-storage.

Paradosso del ritorno a New York

A questo punto devo chiamare e spiegare a tutti che partirò tra pochi giorni, ma arriverò tra venti, ma che possiamo fissare le nostre Zoom call mentre sono in viaggio. Poi spiegherò ai parenti che non sarà possibile fare la cena di saluto perché dovrò partire molto prima del previsto. In tutto questo, sento la loro incredulità e l’involontario darmi della cretina. Come è possibile che dopo tanti anni negli States ancora non hai la Green Card? E hanno ragione. Ma se dovessi anche spiegare le incoerenze dei circuiti della burocrazia, non la finirei più. Almeno quattro persone hanno preso la Green Card in questi anni grazie alla società di mio marito, ma paradossalmente a noi non è stata concessa.

passaporto italiano-vivere in america

Complicazioni per il ritorno negli Stati Uniti,

Prima di rientrare in Italia da New York, sapendo delle complicazioni per il ritorno negli Stati Uniti, avevo letto attentamente la lista dei Paesi in cui trascorrere la quarantena, e tra quelli indicati, il più comodo era risultato la Croazia. Gli altri paesi erano: Turchia, Dubai, Messico, Repubblica Domenicana e molte isole caraibiche. Insomma, in tutti questi Paesi, chi lo sa? Il rischio di contagiarsi col mostro-corona sembrava fosse molto basso. Tra l’altro, Biden, entrato in carica nel gennaio 2021, aveva revocato il divieto imposto da Panettone-Trump di emettere visti. Ma nonostante il via libera data dal nuovo governo, fino a un mese e mezzo fa, risultavano esserci ancora 2.6 milioni di richieste di visti per gli Stati Uniti non espletate. Di queste richieste, mezzo milione sono visti già approvati, come il mio, per i quali manca solo l’ultimo colloquio da fare in persona all’ambasciata americana. E io rientro in quel mezzo milione di scalognati. Intanto, mi ripeto masochisticamente la logica delle regole a cui devo sottostare: se sei europeo, è molto probabile che tu ti prenda il corona in Europa, quindi devi fare 14 giorni in un altro Stato prima di entrare e contaminare il continente americano. Se sei statunitense o detieni la Green Card, il corona non ti attaccherà mentre viaggerai in Europa, e non avrai necessità di fare alcuna quarantena, né prima, né dopo il rientro.

Decisioni

Ormai per noi è deciso. Per questa irragionevole quarantena abbiamo scelto la Croazia, che in quest’ultimo anno ha registrato un record di presenze essendo stata meta di transito di europei che, come noi, dovevano trascorrerci le due settimane di quarantena. Chi col sacco a pelo per il primo viaggio a New York, chi negli hotel di lusso, chi negli appartamenti di airbnb. Io avevo comprato il volo di rientro da Zagabria, con scalo a Parigi. Per noi che siamo di Rimini, basta attraversare il piccolo mare Adriatico e sei a Zagabria. Ci si può arrivare anche in auto in meno di una giornata di viaggio. Ma una proposta inaspettata illumina l’idea di questo scriteriato viaggio. Un amico ha una barca con la quale viaggia spesso tra Grecia e Croazia e si offre di portarci fino a Spalato. Si parte da Rimini. Un viaggio di sei, otto ore al massimo, dice l’amico. Dovremmo salpare dopo una settimana, il tempo è ancora bello, sarà appena la metà di settembre.

Non male, penso, come punizione per essere non-americana.

Il tutto, complicazioni meteorologiche permettendo, specifica lui. E invece le complicazioni diventano familiari, e il nostro sogno si infrange. La barca, l’amico, la traversa del Mare Adriatico viene spietatamente annullata. Il biglietto di ritorno a New York invece parte da Zagabria e ha lo scalo a Parigi, e in qualche modo ci dobbiamo arrivare. Ma anche questo programma viene abbattuto da regole nuove emesse crudelmente quasi ogni giorno.

Burocrazia Stati Uniti

“Sono quasi certo che non si possa fare. Ho letto da qualche parte che per i ‘lebbrosi burocratici’ come noi, si può arrivare solo con volo diretto negli Usa. È una cosa nuova, di questi ultimi giorni,” mi avvisa mio marito. Chiamo la compagnia aerea Delta per verificare: scalo sì o scalo no. L’operatore, un ragazzo garbato dal tono determinato, mi dice che non c’è problema, che per il rientro negli Stati Uniti, seppur non americani, possiamo fare scalo, purché questo sia inferiore alle dodici ore. Glielo faccio ripetere tre volte e lui conferma. “Mi fido di lei” gli dico, mentre mi prende un nodo allo stomaco che mi dice che l’affermazione del ragazzo paziente non è qualcosa che potrò rivendicare se a Parigi volessero rispedirmi indietro. O addirittura a Zagabria, impedendomi di salire. Scrivo a Jannet, l’avvocato. Mi risponde dopo quindici minuti. Vietato lo scalo, dice. Dovete trovare un volo diretto. C@@@@! Unico volo diretto dalla Croazia a New York è da Dubrovnik e l’ultimo volo con quella rotta parte dopo pochi giorni. Dopodiché, non esiste alcun altro volo diretto dalla Croazia per gli Stati Uniti fino alla stagione estiva 2022.

Conclusioni

A questo punto, non abbiamo più 14 giorni di tempo di quarantena davanti a noi. Nessun viaggio a New York è mai stati un tale incubo, un incubo che si aggraverà nella prossima puntata.

Partiamo comunque per la Croazia e ci proviamo?

to be continued… Parte 2: Magica Dubrovnik – L’ultimo viaggio a New York, un ritorno tortuoso.

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Elena Perazzini

Elena Perazzini

Autore

Elena Perazzini è nata a Rimini e vive a Manhattan, dal 1997. Laureata a Bologna con una tesi in criminologia nel 1999 è stata assistente di Oriana Fallaci a New York presso Rizzoli e producer per Rai International. ..

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