Luigi Scarcella, il designer combattente, dalla Sicilia a New York. Parte 1

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Elena Perazzini

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Per la serie italiani in America, ho incontrato Luigi Scarcella.

Ho soprannominato Luigi Scarcella il designer combattente, perché oltre ad essere un designer e grafico a New York è un professionista di arti marziali, nonché fondatore di Half Sumo Collective, un’azienda che, partita da Brooklyn e da Messina è arrivata in pochi anni al successo internazionale.

Luigi ha ventun anni quando prende la decisione più importante della sua vita.

È il 2007 ed è a Messina, seduto sulla tazza del water, a casa dei genitori, che dovrebbe lasciare presto perché ha ricevuto un’offerta di lavoro allettante a Roma. Ha finito da poco l’Istituto Europeo di design. In mano tiene il biglietto da visita del direttore creativo di una famosa agenzia pubblicitaria di Roma. Tira lo sciacquone, si guarda due volte allo specchio e mentalmente ripassa la telefonata in cui gli confermavano che l’avrebbero assunto. Invece di essere felice, è perplesso. Gli sta salendo il panico.

Da quando è alle scuole medie ha il sogno di andare a vivere per un periodo a New York, i racconti di uno zio che vive lì hanno costellato molte delle sue notti di ragazzino. Ma perché proprio ora? Perché l’urgenza di partire per l’America è arrivata ora che si è concretizzata l’offerta di lavoro più incredibile che potesse sperare?

Il coraggio di prendere decisioni difficili, scatta quando si è di fronte a un bivio. Solo quando si è messi con le spalle al muro si riesce a comprendere ciò che si vuole davvero. E così è per Luigi.

Luigi vuole provare a vivere a New York.

Luigi vuole esplorare, capire cosa succede oltreoceano. Il suo desiderio profondo sarebbe quello di provare a lavorare in America.

O forse vuole fuggire dalla proposta contingente di stabilità? Fuggire dalla prima certezza che alla sua giovane età si è presentata? Certezza alla quale aspirava fino a prima di quella telefonata? Roma, denaro, indipendenza, stabilità e un bel lavoro. Cosa desidera di più?

Per decidere Luigi ha poco tempo. Dopo il weekend deve partire per la capitale per cercarsi una casa. E così la chiarezza arriva. Ha deciso, vuole andare a New York. Vuole provarci. Senza un’idea precisa, senza un lavoro, ma con l’appoggio di una stanza che lo zio ha trovato per lui in un appartamento per le prime settimane. Come dirlo a mamma e papà? La tragedia lo aspetta. La reazione di tutti è quella che si aspettava. Sei pazzo! Un lavoro fisso di quel livello non lo troverai mai più! Ma Luigi ormai ha deciso.

Contro tutto e contro tutti, compra il biglietto e parte per New York.

Bastano sette giorni a gironzolare per Manhattan, per capire che il poco denaro che si è portato dietro finirà presto. E basta qualche tentativo di trovare lavoro a New York, per rendersi conto che col suo pessimo inglese la battaglia non sarà facile. Se vorrà lavorare in America, dovrà studiare l’inglese. Per imparare l’inglese a un buon livello gli ci vorranno tanti mesi e molti soldi, e per poter rimanere e studiare dovrà ottenere un visto. È un cane che si morde la coda, la soluzione sembra non esserci.

Il primo lavoro diurno che gli si presenta è quello del babysitter. Il bambino ha 7 anni e la madre americana vuole che il bambino continui a parlare italiano, la lingua del padre, dal quale è separata. Il loft gigantesco in cui vivono è a Soho. Il bambino ama disegnare e Luigi gli fa da maestro. La signora lavora nel mondo del cinema, e quando si accorge che Luigi è un disegnatore, gli chiede di illustrare lo storyboard del suo futuro film. Luigi non sa nemmeno cosa sia, uno storyboard, ma accetta.

Il film è Cadillac Records, e in quell’occasione conosce Beyoncé e Adrien Brody

Beyoncé

Adrien Brody, attore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Coi due attori Luigi trascorre pomeriggi a lavorare alle sequenze del film. Per lui è tutto nuovo, districarsi con l’inglese non è facile, deve impegnarsi molto, studiare cose completamente nuove, e in quel periodo è catturato dalla giostra del divertimento che New York gli offre. A ripensarci ora, Luigi si rende conto di aver perso una grande opportunità. Ma era giovane, poco sicuro delle sue capacità e ancora impacciato nell’uso della lingua. La signora lo avrebbe aiutato a lavorare nel mondo del cinema, glielo fece capire, ma lui era distratto.

“Ho perso un treno, una grande opportunità!”

Un tardo pomeriggio di settembre, rimasto con pochi spiccioli in tasca, si avvia verso l’ovest di Manhattan all’altezza del West Village per ammirare il famoso tramonto sull’Hudson River. Passeggia solo, zainetto in spalla, quando arriva su Greenwich Street intravede il riverbero già rosato dell’acqua. Poche nuvole basse, con una linea netta, lasciano filtrare l’arancio denso di una striscia di cielo.

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Tramonto sull’Hudson River

All’angolo di Washington street, vede il fiume ingigantirsi con tutta la sua magia, quando sente dall’altra parte della strada il grido di una parolaccia in italiano. D’istinto si gira, osserva la scena. Un signore sta sgridando un ragazzo che sistema dei tavoli fuori da un ristorante. Il signore grida, sposta delle sedie, il ragazzo tace. Poi si danno un cinque e sorridono. Luigi non resiste. Una coincidenza. Di finti ristoranti italiani ne ha visti molti, nella sua prima settimana a New York, ma questi sembrano essere due concittadini nostrani. Si avvicina. Chiede se sono italiani, ovviamente sì, si sente rispondere.

 

 

Luigi gli spiega che avrebbe bisogno di un lavoro, ma che non ha mai lavorato in un ristorante prima.

Quando potresti cominciare?

Il prima possibile.

Vieni domani.

È questo lo scambio di battute che, scoprirà solo dopo,  contribuirà a forgiare il suo destino.

I primi tre giorni di training, cioè di prova-lavoro, sono massacranti. Luigi arriva a sera stremato, confuso, gli sembra di non imparare, di non essere tagliato. Vede gli altri muoversi agili, sicuri, sorridenti. Mentre lui è impacciato e ha il grande ostacolo dell’inglese. Non capisce quello che i clienti gli chiedono. Arrossisce, si vergogna. Molte sere è tentato di mollare, ma non può. Deve resistere. Il lavoro gli serve, il denaro sta finendo, deve iscriversi a una scuola di inglese. E poi a Messina non può tornare dopo meno di due settimane! I colleghi camerieri, dopo la tensione del servizio in cui spesso lo riprendono, poi si dimostrano amici.

Così, il quarto giorno, Luigi riceve per la prima volta la paga. Ogni sera questa paga sarà diversa, perché basata su un sistema di condivisione di percentuali delle mance, che in America i clienti devono lasciare obbligatoriamente.

La paga di quella sera è ottima. Luigi non immaginava di poter guadagnare tanto in un solo giorno! Esce distrutto, le gambe doloranti, la testa che fuma, ma sorride: questo è il primo denaro che guadagna in vita sua.

È un primo segno, ma lui ci vede dentro un grande destino.

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Elena Perazzini

Elena Perazzini

Autore

Elena Perazzini è nata a Rimini e vive a Manhattan, dal 1997. Laureata a Bologna con una tesi in criminologia nel 1999 è stata assistente di Oriana Fallaci a New York presso Rizzoli e producer per Rai International. ..

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